La malattia, la cura, obbligano l’uomo più pigro a viaggiare instancabilmente, a raggiungere luoghi mai visti o di cui ha mai ipotizzato l’esistenza.
Il viaggio è certo, la cura alla malattia no, la morte rimane unica ed ultima certezza della vita. L’uomo si incammina senza paure per scontata certezza.
Allora si, viaggiamo pure cavalcando un cura, figura mitologica di ogni tempo passato e futuro, come il viaggiatore intraprende un cammino per curare l’anima, il malato intraprende un cammino per curarsi il corpo.
Un giorno, un momento di assunzione cosciente di un cammino nel mondo interiore e del suo rapporto col guscio che lo pone nel mondo materiale.

