| « I militari solitamente così avari di immagini, rivelano un’improvvisa prodigalità fotografica durante la repressione del brigantaggio, negli anni successivi all’incontro di Teano. Ecco che d’un tratto l’impassibilità distante e oggettuale, la veduta silente, sono messe da parte, e i cadaveri prima nascosti vengono ostentati. Ufficiali e soldati collaborano a mettere in posa i fucilati davanti all’obiettivo, organizzano messe in scena in cui gli ancora vivi recitano la parte del brigante. Una folla di contadini meridionali e centrali si affaccia in questo modo macabro alla storia della nazione. » | |
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( Giulio Bollati, L’Italiano, Einaudi, Torino, 1983, pp. 142-143.)
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Settembre 1863, un bersagliere mostra il cadavere del “brigante” Nicola Napolitano dopo la fucilazione e le sevizie.
Le pubbliche esecuzioni e l’esibizione esemplare dei giustiziati (pratica piuttosto diffusa nel XIX secolo) furono largamente impiegate come monito e come strumento propagandistico al fine di rendere popolare la guerra condotta dall’esercito italiano per reprimere le rivolte nel meridione.